Un nuovo studio clinico rigorosissimo appena uscito sulla prestigiosissima rivista di Nature Medicine dimostra che assumere un multivitaminico ogni giorno rallenta alcuni importanti marcatori dell’invecchiamento biologico. La ricerca evidenzia che l’assunzione nelle persone adulte anziane nel corso di 2 anni ha rallentato l’invecchiamento biologico di circa 4 mesi sui 24 dello studio, rispetto a quelle che non lo assumevano. L’effetto รจ risultato piรน pronunciato nelle persone che mostravano giร segni di invecchiamento biologico accelerato (es. persone soggette in precedenza a periodi di stress). L’interesse per sapere se gli integratori possano davvero rallentare l’invecchiamento รจ enorme e questo studio fornisce alcune delle prove piรน credibili finora.
Lo studio
Gli studiosi coinvolti nello studio del Brigham and Womenโs Hospital e dellโHarvard Medical School di Boston (MA, USA) hanno analizzato i campioni di sangue di 958 partecipanti che avevano un’etร media di 70 anni, in stato di buona salute e senza malattie croniche, appartenenti allo studio clinico โCOSMOSโ randomizzato controllato condotto negli USA su oltre 21.000 soggetti. I campioni sono stati prelevati in tre momenti distinti, al momento dell’arruolamento nello studio e dopo 12 e 24 mesi nel corso dello studio.
Per calcolare l’etร biologica delle persone al momento di ciascun campione, il team ha analizzato cinque “orologi epigeneticiโ nei campioni di sangue, che sono biomarcatori che misurano modifiche molecolari al DNA in siti specifici del genoma (es. metilazioni). ร ben noto che i livelli di queste piccole modifiche aumentano o diminuiscono in determinati punti del genoma in modo relativamente prevedibile, e sono correlati con l’avanzamento dell’etร . I ricercatori hanno scoperto che l’assunzione giornaliera di un multivitaminico rallentava significativamente alcuni di questi specifici marcatori dell’invecchiamento biologico.
Conclusioni
Il beneficio dei multivitaminici giornalieri sui marcatori biologici dell’invecchiamento risulta nel complesso limitato nei soli due anni dello studio, ma giร significativamente evidente sui soggetti sani analizzati. Grazie alla coerenza di questi diversi marcatori epigenetici, l’effetto sulle persone con patologie (che sono la maggior parte tra le persone anziane) ci si aspetta possa essere ancora piรน rilevante. Interessante evidenziare che l’effetto รจ risultato piรน pronunciato nelle persone che mostravano giร segni di invecchiamento biologico accelerato, molti dei quali avevano sofferto di periodi di stress.
La prova che una semplice integrazione multivitaminica riesca a rallentare l’invecchiamento, anche di poco, ha implicazioni sostanziali, anche per le linee guida di salute pubblica. Tuttavia, se da una parte gli interventi volti a rallentare o invertire i processi di invecchiamento a livello cellulare abbiano il potenziale di ritardare o prevenire malattie croniche ed aumentare la durata della vita in buona salute (โhealthspanโ), rimane ancora una questione aperta. Nei prossimi anni la ricerca verrร focalizzata in pazienti con specifiche malattie croniche. Infatti, l’obiettivo di studi come questo non รจ solo identificare come vivere piรน a lungo, ma anche come vivere al meglio.
I risultati della ricerca descritta integrano quelli di due precedenti importanti studi clinici randomizzati e controllati sullโintegrazione e il loro effetto sull’orologio biologico. Questi sono lo studio “DO-HEALTH” che ha valutato i notevoli benefici dell’integrazione con OMEGA-3 e vitamina D assieme allโesercizio fisico [Bischoff-Ferrari et al. Nature Aging 2025], e lo studio “CALERIE” che ha valutato lโeffetto positivo della restrizione calorica del 25% [Kraus et al Lancet Diabetes Endocrinol. 2019].
Approfondimento
Esistono ormai numerose prove scientifiche da diversi studi osservazionali sull’uomo che alcuni parametri genetici rappresentano davvero degli orologi biologici. Questi gruppi di biomarcatori hanno sigle complicate (es. “GrimAge”, “DunedinPACE”, “PhenoAge”) ma davvero risultano predittivi ed affidabili sia per analizzare la durata della vita in termini temporali che in termini di buona salute.
Nello studio “COSMOS” gli orologi epigenetici analizzati denominano l’invecchiamento in โunitร di anni di etร biologicaโ (GrimAge e PhenoAge) o “ritmo di invecchiamento”, definito come anni di declino biologico per anno solare (DunedinPACE). Questi rappresentano la metrica statistica disponibile attualmente piรน ampiamente convalidata. Seppur di piccola entitร , i risultati della ricerca descritta in [Li et al. Nature Med 2026] integrano quelli di due precedenti analisi dell’orologio epigenetico comparse in studi clinici randomizzati e controllati.
Nello studio “DO-HEALTH” era stato valutato l’integrazione di OMEGA-3 e vitamina D insieme all’esercizio fisico in anziani (svizzeri) sani. I risultati di questo confermavano che l’integrazione con OMEGA-3 rallenta i tassi di attivazione di tutti gli orologi “GrimAge”, “PhenoAge” e “DunedinPACEโ, seppur le stime dell’effetto non erano diverse da zero per l’integrazione di sola vitamina D o l’esercizio fisico. Infine, nello studio “CALERIE” precedente, si era invece valutato un intervento di restrizione calorica del 25% della durata di 2 anni rispetto alla dieta regolare in adulti sani di mezza etร , evidenziando che la restrizione calorica promuove il rallentamento dei parametri “DunedinPACE”, ma non influenza quelli “GrimAge” o “PhenoAge”. Per confronto perรฒ l’intervento “CALERIE” ha prodotto effetti su “DunedinPACE” circa cinque volte maggiore rispetto a quello di “COSMOS”.
Tutti e tre gli studi hanno seguito lo stesso approccio statistico e analizzato lo stesso panel di orologi epigenetici, fornendo nel complesso una visione piรน vasta delle loro variazioni con diverse forme di integrazione I loro risultati costituiscono una solida base di evidenze che stabilisce la modificabilitร degli orologi epigenetici mediante un intervento di integrazione alimentare. La cosa comunque davvero interessante รจ che i risultati sono in linea con l’ipotesi che gli orologi possano essere utilizzati per identificare i pazienti a rischio aumentato, che potrebbero trarre i maggiori benefici dall’intervento di integrazione.
Guardando al futuro, gli orologi epigenetici e i biomarcatori dell’invecchiamento rappresentano un potenziale punto di svolta per gli studi di interventi su scala di popolazione progettati per beneficiare i partecipanti sani, o per i quali si prevede che gli effetti siano di piccola entitร ma pervasivi nei sistemi biologici. Gli orologi mirano a riassumere la salute dell’intera persona in relazione al processo di invecchiamento lungo un’unica dimensione continua. ร necessario perรฒ approfondire se gli effetti di un intervento su un candidato biomarcatore dell’invecchiamento a breve termine (es. 2 anni come gli studi fatti) possano spiegare gli effetti di tale intervento sulla durata di salute a lungo termine.